L’aviatore suino arriva in Italia: “Porco Rosso” il grande dimenticato
Marco Pagot è un asso dell’aviazione militare italiana che, in seguito ad un misterioso incidente durante la Prima guerra mondiale, al quale sopravvive miracolosamente, assume per magia l’aspetto di un maiale antropomorfo. Abbandona dunque l’aeronautica e la vita mondana (compreso l’amore per Gina, la bella cantante di un night club allestito su un’isoletta dell’Adriatico e frequentato da contrabbandieri) e si ritira sulla costa dalmata.
Uscito in Giappone nel 1992 non fu mai distribuito in Italia (non si capì mai perché ma probabilmente per motivi di copyright) tuttavia la Lucky Red oggi, a diciotto anni di distanza dall’uscita del film, lo ha riproposto per l’uscita nelle sale italiane proprio in questi giorni.
L’accoglienza all’epoca più che positiva, tuttavia nelle sale italiane oggi stenta a decollare. Uscito il 12 Novembre nelle sale italiane ma stenta a decollare, sia perché è un film praticamente sconosciuto al grande pubblico italiano sia perché le sale italiane sono praticamente monopolizzate da “Harry Potter e i Doni della morte”.
Tuttavia consiglio vivamente di vederlo, sia perché Porco Rosso è all’altezza della fama del regista de “La città incantata” di Hayao Miyazaki, sia perché è l’occasione di poter visionare un piccolo capolavoro della storia del cinema d’animazione. Inoltre, al contrario delle abitudini del regista, il protagonista non è un bambino, ma un uomo adulto; quindi non un personaggio innocente che osserva il cupo mondo degli adulti, ma un uomo disilluso dagli ideali e disincantato, “Solo i buoni muoiono” ripete spesso Pagot, tuttavia sempre pronto ad aiutare chi né ha bisogno.
Ampi spazi aperti, cieli azzurri e tersi dove il protagonista si perde volando nel suo aereo rosso e, nonostante (come già detto) sia privo di illusioni comunque non riesce a lasciare la libertà e la gioia che lo portano a volare: il desiderio di libertà.
E allo spettatore non resta che seguire le avventure di Marco e cullarsi negli splendidi paesaggi e nel cielo azzurro, e bearsi delle splendide animazione dei personaggi (sia primari che secondari) capaci di incantare ancora oggi dopo diciotto anni. Inoltre l’incapacità di separare buoni e cattivi con un taglio d’accetta, e la visione delle grandi organizzazioni umane viste anche esse come meccanismi che si esprimono in rapporti di lavoro o di sudditanza formalizzata, nel film rappresentati dal pilota americano Donald Curtis che, a differenza di marco, vola solo per ricavarne profitto (non è un caso che, mentre, vola, non alza mai lo sguardo al cielo).
Insomma (mi ripeterò ma sono queste le parole giuste) questa è una grande occasione (anzi La grande occasione) di gustare questo meraviglioso film di colui che è stato definito “Il Re dell’animazione giapponese”.
Due curiosità:
Il nome del protagonista, Marco Pagot, è un omaggio ai fratelli Nino e Toni Pagot, famosi fumettisti italiani, creatori ad esempio del personaggio di Calimero, e i cui figli Marco e Gi Pagot hanno collaborato con Miyazaki alla creazione della serie di animazione Il fiuto di Sherlock Holmes.
Il primo pilota dei due caccia appartenenti alla grande nave da crociera è Francesco Baracca, che è realmente stato un grande aviatore italiano nella prima guerra mondiale a cui sono dedicati aeroclub e strade.
Stefano D’Auria per Mag-News

