Il ministro del Welfare Elsa Fornero ha comunicato che a brevissimo termine si tornerà a parlare seriamente ed in maniera determinata di riforma del mercato del lavoro, stabilirà quindi un nuovo incontro con le parti sociali per discutere la maniera più proficua per tutti, ci si muoverà però con cautela:

Ripartiamo da quattro tavoli: forme contrattuali, formazione, flessibilità e ammortizzatori sociali.

Si parte da una premessa di base: nella insostenibile “giungla dei 46 modelli contrattuali” attualmente in vigore, alcuni hanno dato buona prova (contratti a progetto, part time) altri hanno determinato abusi (lavoro interinale). La Fornero punta allora ad una riduzione netta del numero delle tipologie contrattuali, anche attraverso il meccanismo degli incentivi e dei disincentivi al loro utilizzo.

Il contratto unico sul modello Boeri-Garibaldi, da questo punto di vista, è un’ipotesi sul tappeto, come lo è il modello Ichino: tutti ruotano intorno all’idea di un contratto di base, per i neo-assunti, di durata più o meno triennale e a tutele crescenti. Ma questo impianto non può esaurire le piattaforme contrattuali possibili: Non ha senso eliminarle tutte, comprese quelle che hanno dato buoni risultati. Semmai si tratta di aggiornarle.

La formazione è una questione cruciale. Una priorità per il governo. Qui occorre un salto culturale, che l’intero mondo del lavoro (produttori e lavoratori) deve dimostrasi in grado di compiere. La formazione non avviene una sola volta nella vita. La formazione è una risorsa che non si acquisisce all’inizio del ciclo produttivo, e poi basta, ma va assicurata fino al raggiungimento dell’anzianità.

Se aumenta l’età pensionabile, deve aumentare anche la spesa che le aziende destinano a questo scopo, e che in concorso con lo Stato deve garantire anche a chi perde il lavoro in età avanzata di potersi riconvertire, e di poter rientrare nel mercato anche se ha superato i 50 anni di età. È il concetto di formazione permanente, sul quale il governo chiede uno sforzo a tutto il sistema produttivo, partendo dal presupposto che i fondi da attingere al bilancio pubblico sono limitati.