Gioco d’Azzardo, chi si divide la torta?
A dividersi la torta del gioco d’azzardo online in Italia ci sono proprio tutti, anche lo Stato e le mafie. Nel 2011 il settore ha registrato una raccolta di quasi 10 miliardi di euro; una somma enorme se consideriamo che gli italiani per comprare la pasta hanno speso dieci volte in meno. E con la crisi si scommette di più.
Il business è quindi in continua espansione e fa gola a tanti imprenditori. Infatti, la raccolta del gioco online rappresenta circa il 13% del totale raccolto nel 2011 in Italia dal gioco d’azzardo in generale. Il gioco online inoltre ha avuto rispetto al 2010 una crescita del 100%, passando da quasi 5 miliardi del 2010 a 9 miliardi ed 850 milioni.
Il cambio di passo è avvenuto nel luglio scorso, quando con il decreto 98 sono stati legalizzati il poker cash e i vari giochi da casino. Da luglio non più soldi finti sottoforma di fiches che erano acquistate all’inizio della partita, ma soldi veri ad ogni puntata. In questo modo i giochi cash come ad esempio il poker, baccarà e il blackjack online hanno raccolto oltre 5 miliardi in meno di sei mesi.
E così sessantotto concessionari AAMS che gestiscono 247 piattaforme di gioco si spartiscono la torta. Dei quasi 10 miliardi di raccolta ai concessionari rimane circa il 10% (lordi), mentre il 90% è ridistribuito in vincite.
Il decreto 98 ha inoltre introdotto anche nuove norme di autocontrollo, per evitare truffe e garantire la sicurezza e il riciclaggio, perché la legalizzazione dei giochi cash ha aperto anche un nuovo campo d’azione per la criminalità, che da sempre è stata legata al gioco d’azzardo.
Il settore dei casino on line è ovviamente più complesso e più difficile da scalfire ma gli interessi ci sono comunque, basti pensare solo al fatto che l’AAMS ha già ‘bannato’ 3.745 siti. Oltre al settore del gioco online ci sono anche le famose macchinette da bar, per le quali l’interesse della criminalità organizzata è stato più volte accertato. E c’è inoltre il forte rischio che la mafia ricicli denaro.
Ogni mese per lo meno cinque domande per l’autorizzazione di nuovi siti vengono inoltrate all’Aams; dopodiché ogni sito, prima di essere autorizzato è testato per verificare la stabilità e l’affidabilità del software e se la possibilità di tracciare le transazioni. Se il sito non passa il test finisce nella lista nera, la quale è aggiornata ogni 30 giorni e trasmessa, oltre che agli organi di Polizia, anche ai provider italiani di servizi internet che hanno il compito di oscurare immediatamente i siti.
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/ maria

